I negoziati sulla controversa riforma delle norme europee sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi senza diritto di soggiorno entrano nella fase finale. Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un’intesa politica su quasi tutti gli aspetti del nuovo Regolamento sui rimpatri, lasciando aperta soltanto una questione tecnica relativa alla data di entrata in vigore del testo.

“Dopo uno scambio produttivo in trilogo, i co-legislatori hanno raggiunto una comprensione comune del testo”, ha dichiarato il team negoziale del Parlamento europeo al termine dell’ultimo round di colloqui, precisando che l’unico punto ancora da definire riguarda l’articolo 52, relativo all’applicazione delle nuove regole. Le istituzioni puntano a chiudere l’accordo provvisorio nel prossimo trilogo previsto per il 1° giugno.

La riforma rappresenta uno dei dossier più sensibili del nuovo approccio europeo alla migrazione e punta a creare un sistema unico per l’esecuzione delle decisioni di rimpatrio nei 27 Stati membri. Tra le misure discusse figurano il riconoscimento reciproco degli ordini di rimpatrio tra Paesi Ue, obblighi più stringenti di cooperazione per i migranti irregolari e nuove possibilità per accelerare le espulsioni.

Un dossier che divide Bruxelles

Il percorso legislativo è stato accompagnato da forti tensioni politiche. A marzo il Parlamento aveva approvato il proprio mandato negoziale con una maggioranza costruita attorno al Partito popolare europeo (PPE), sostenuto anche da gruppi conservatori e di destra. Socialisti, Verdi e sinistra avevano criticato il testo accusando il PPE di spostare l’equilibrio del dibattito migratorio verso posizioni più dure.

Tra i punti più contestati ci sono i cosiddetti “return hubs”, centri situati in Paesi terzi dove potrebbero essere trasferiti migranti in attesa di rimpatrio, e la riduzione dell’effetto sospensivo automatico dei ricorsi legali. Organizzazioni per i diritti umani e organismi internazionali hanno espresso preoccupazione per il rischio di indebolimento delle tutele fondamentali.

La Commissione europea sostiene da tempo che il sistema attuale soffra di una forte inefficienza: solo una quota limitata delle decisioni di rimpatrio emesse dagli Stati membri viene effettivamente eseguita. L’obiettivo del nuovo regolamento è aumentare l’efficacia delle procedure e rafforzare la credibilità complessiva della politica migratoria europea.

Se il compromesso verrà formalizzato il 1° giugno, Bruxelles potrebbe chiudere uno dei tasselli centrali della riforma migratoria europea proprio mentre il nuovo Patto su migrazione e asilo si prepara a entrare pienamente in funzione.

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1 Comment

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